Al #7 abbiamo visto che in che cosa consiste, dal punto di vista economico, un prestito. Ma come funziona in pratica?
Per capirlo, bisogna introdurre per prima cosa il concetto di tasso di interesse: quest’ultimo indica il compenso dovuto per ottenere una somma di denaro in prestito per un certo periodo. Esso identifica la differenza tra l’importo ricevuto e quello che dovrà essere rimborsato nell’arco temporale pattuito.
Ma perché mi trovo a pagare di più? Il motivo fondamentale è che il denaro ha un costo, come un qualsiasi bene o servizio: tale costo, rappresentato proprio dal tasso di interesse, viene fissato in primo luogo in linea con i parametri dichiarati dalla Banca d'Italia (cioè dall’autorità centrale che stabilisce le politiche monetarie del Paese). Da qui, a cascata, tutti gli altri operatori economici - banche e finanziarie incluse - definiscono il livello del tasso da applicare ai propri interlocutori in base a diversi fattori come il rischio del prestito e le condizioni di mercato. In altre parole, chi presta il denaro deve essere ricompensato, e questo per una serie di motivi: sia perché a sua volta è tenuto a pagarlo, sia perché impiegandolo in quello specifico modo rinuncia a usarlo per altre finalità, sia infine perché concedendo un prestito si assume il rischio che chi lo riceve – il suo debitore – non glielo restituisca mai.
Quest’ultimo aspetto è un altro elemento fondamentale nella definizione del prestito: il concetto di rischio, un termine di uso comune che, ancora una volta, in ambito finanziario assume un significato ben preciso. Il rischio consiste nella possibilità che un evento, nonostante sia stato previsto, non si verifichi (o nella possibilità che si verifichi qualcosa di imprevisto). Se io presto dei soldi a qualcuno, mi aspetto che questi me li restituisca secondo i patti; se ciò però non avviene, il mio denaro è perso. Certo, c’è una bella differenza se presto i soldi al mio migliore amico o a uno sconosciuto che mi attacca bottone per strada, e le probabilità di vedermi restituita la somma sono molto maggiori nel primo caso che nel secondo: in altre parole, nel caso dello sconosciuto il grado di rischio è più elevato. La conseguenza è immediata: più un prestito è considerato rischioso, maggiore è la ricompensa che chi presta il denaro richiede e più elevato è il tasso di interesse.
Tornando al prestito, ci sono poi, spesso, una serie di spese aggiuntive collegate: possono essere addebitati degli importi per l’istruttoria (cioè per le pratiche iniziali legate alla concessione del prestito), come pure per l’incasso delle singole rate in cui viene scaglionata la restituzione del prestito, o anche per l’invio delle comunicazioni periodiche. Si tratta a volte di somme che possono apparire minuscole, ma che nel totale possono incidere significativamente sul valore complessivo dell’operazione.
Per questo motivo ci sono delle sigle che aiutano a identificare i costi reali di un prestito. Quando si parla di TAN (tasso annuo nominale) si prende in considerazione solo il tasso di interesse e non le spese. Al contrario, il TAEG (tasso annuo effettivo globale) tiene conto non solo degli interessi, ma anche di tutte le altre spese connesse al prestito: rappresenta quindi l’effettivo costo complessivo che si è chiamati a sostenere, e per questo motivo è il parametro che deve essere sempre preso come punto di riferimento per la valutazione.
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1)Più elevato è il rischio per chi concede il prestito…
a) minore è il tasso di interesse applicato
b) maggiore è il tasso di interesse applicato
c) maggiori sono le spese addebitate
2) Il tasso di interesse è espresso in percentuale perché:
a) è calcolato in proporzione alle somme prestate
b) può variare
c) dipende dalla durata del prestito
3) Qual è l’informazione principale che mi permette di valutare un prestito?
a) il tasso di interesse
b) il TAN
c) il TAEG
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